Il carpione sa di casa
Negli ultimi giorni preparare questo carpione è stato molto più difficile del previsto.
A causa di una forte irritazione alla gola, conseguenza di una reazione cutanea provocata da alcuni oli che avevo applicato sulla pelle, deglutire è diventato faticoso. Ogni boccone richiedeva attenzione; gli alimenti acidi e persino quelli freddi accentuavano quella fastidiosa sensazione di gola stretta. Per certi versi sarebbe stato più semplice rimandare tutto.
Eppure non l'ho fatto.
Ci tenevo a preparare questa gallinella in carpione per Marco e per mia madre. Ma, ancora prima che per loro, lo facevo per me stesso. Perché, anche quando il corpo sembra voler mettere in pausa il piacere del cibo, sedersi a tavola continua a rappresentare un piccolo rito. È uno di quei gesti quotidiani che mi ricordano di essere umano, di prendermi cura di qualcuno e, allo stesso tempo, di prendermi cura di me.
Forse è proprio questo il motivo per cui il carpione, per me, non è mai soltanto una ricetta.
È il sapore dei Colli Tortonesi.
Esistono luoghi che finiscono per appartenerci senza che ce ne accorgiamo. Per me sono quelle colline. Ogni volta che lascio Milano e percorro quelle strade tra vigne, campi e piccoli paesi, ho la sensazione di ritrovare un tempo diverso. Un tempo che non misura la produttività, ma la qualità delle ore trascorse. Una mattina in veranda con un libro, una passeggiata nel tardo pomeriggio mentre il sole scompare dietro il colle di fronte, un pranzo che si prolunga senza guardare l'orologio: sono gesti semplici che lì tornano ad avere un valore immenso.
È anche il luogo dove abbiamo vissuto il lockdown della prima ondata di Covid. In quei mesi difficili, quelle colline mi hanno insegnato che la natura continua il proprio corso anche quando il mondo sembra essersi fermato. Forse è anche per questo che oggi provo un senso di appartenenza così profondo verso questo territorio.
Mi colpisce sempre il senso di comunità che ancora si respira. I vicini si conoscono, si aiutano, si salutano. È una normalità che nelle grandi città rischia di andare perduta e che rende quei luoghi ancora più preziosi.
Anche la tavola racconta questa filosofia. Il Timorasso, con la sua eleganza discreta e la sua profondità, è diventato uno dei vini che più associo a queste colline. Così come il carpione, una preparazione apparentemente semplice che racchiude l'essenza della cucina piemontese: pazienza, equilibrio e rispetto del tempo. Perché il carpione non si mangia appena fatto; aspetta, matura, cambia. Esattamente come fanno certi ricordi.
I Colli Tortonesi non godono della fama del Monferrato o delle Langhe. Forse sono meno raccontati, meno costruiti per il turismo. Eppure è proprio questa autenticità a renderli speciali. Qui il paesaggio non è uno sfondo, ma uno stato d'animo.
Ogni volta che preparo un carpione o apro una bottiglia di Timorasso, non porto semplicemente in tavola una ricetta o un vino. Porto con me un luogo che sento, in qualche modo, di chiamare casa.
Gallinella in carpione